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Excellence Consulting ad AliExpo: “Innovazione e finanza per crescita Italia e UE”

Pubblicato il 5 Novembre 2019 alle 9:25

Diverse testate nazionali (come Il denaro, Libero Quotidiano, Il Tempo), hanno riportato quanto è stato detto nel corso dell’incontro che Excellence Consulting ha organizzato ad AliExpo, evento dedicato alle piccole e medie imprese che si è tenuto a Milano Rho Fiera il 29 e 30 ottobre. Ecco i dettagli.

Innovazione, impresa e finanza. Tre aspetti fondamentali della crescita dell’Italia e dell’Europa. Se ne è parlato in un incontro organizzato da Excellence Consulting ad AliExpo, evento tenutosi a Milano che ha fatto da punto di incontro tra economia reale e risparmio gestito. “C’è bisogno — afferma Umberto De Julio, presidente ANFoV — che la regolamentazione si adatti alle nuove realtà. Penso alle grandi web companies come Facebook, Amazon, Google, che stanno acquisendo sempre più potere, persino quello di creare una moneta autonoma rispetto agli Stati sovrani, come nel caso dell’azienda di Mark Zuckerberg”.

“C’è il rischio — avverte — che queste organizzazioni facciano un uso spregiudicato dei dati e certamente meno controllato di quanto è consentito in Europa agli operatori di tlc, assicurazioni, banche e altre industrie. L’impressione è che ci sia una disparità di trattamento. Più in generale, la normativa Ue mi sembra rigida in tema di concentrazioni, guarda esclusivamente alla concorrenza e ai prezzi e non all’innovazione. e questo non favorisce la nascita di campioni europei in grado di competere con gli ott (over-the-top)”.

L’esigenza di una strategia

“Stiamo assistendo  — continua De Julio — a una vera e propria guerra, commerciale e politica, tra Usa e Cina e la tecnologia 5G è il terreno di scontro di oggi. Gli Usa tramite i venture capital continuano a investire in innovazione, mentre Pechino persiste nella sua marcia di piani 30ennali con cui vuole diventare la prima potenza economica. L’Europa non può stare a guardare, occorre una strategia che consenta alle nostre imprese di competere a livello mondiale”.

“Le imprese e la finanza — suggerisce Stefano Rolando, docente Iulm — devono gestire il cambiamento dell’innovazione, consapevoli soprattutto in questa fase dei limiti e delle possibilità dell’Europa. Nel caso dell’Italia, più che di carenza di impresa bisognerebbe parlare di carenza di sistema Pese. Gli ambiti su cui si sta agendo sono notevoli. Pensiamo per esempio al tema delle smart cities, che è solo uno di quelli che possono favorire la crescita del mercato. Io parlo di ‘transizione identitaria della città’, ovvero di ‘pubblic branding’. Cioè di sostenibilità sociale e culturale del cambiamento. La trasformazione tecnologica va gestita non come qualcosa che si riferisce solo agli aspetti infrastrutturali. Ma come una realtà di cui essere consapevoli, a tutti i livelli, del processo di alfabetizzazione di accesso e partecipazione dei cittadini, del mondo del lavoro e di ogni livello generazionale e anagrafico”.

La sfida

“La crescita travolgente delle tecnologie digitali — interviene Alessandro Angelelli, ceo di Cudriec — ha messo in luce la centralità dell’informazione nel processo di creazione di nuova ricchezza. L’informazione si nutre di dati, che diventano la materia prima più importante, più ricercata e pagata del terzo millennio. Si pensi ai cambiamenti avvenuti, dalla comparsa dei cellulari negli anni 90 agli smartphone. Cambiamenti che hanno trasformato il modo di lavorare, il mondo dell’informazione, l’industria, la normativa sul lavoro, le nostra città. La sfida ora è riuscire a gestire e governare tutte queste tecnologie. Il rischio da evitare è che si viva questa rivoluzione come un fatto al contempo astratto ed incontrollabile”.

L’Ue deve essere traino del cambiamento

“La leva tecnologica — sostiene Maurizio Primanni, CEO di Excellence — insieme a quella organizzativa sono i due elementi essenziali di una crescita che, all’interno di un sistema Paese che sappia agire nel contesto dello scenario Ue e consapevole delle sfide internazionali, può unire finanza e impresa nel nome dell’ innovazione”.

“L’Ue — sostiene — deve fare da traino a questo cambiamento. Bisogna guardare a ambiti molto allargati e individuare competenze sempre più vaste che facciano sistema, dibattito e anche pressione sulla politica: dalla normativa sulla privacy, ai finanziamenti alle imprese e alle industrie che investono in nuove tecnologie alle sinergie con le smart cities che devono diventare sempre più contenitori di funzioni che abbiano come protagonisti consapevoli le organizzazioni economiche, le imprese e le persone”.

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