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Maurizio Primanni ospite della puntata “Risparmio gestito, non solo Mifid II” di Advisor Talk

Pubblicato il 28 Novembre 2019 alle 11:30

Maurizio Primanni, CEO di Excellence Consulting, è stato tra gli ospiti della puntata di AdvisorTalk intitolata “Risparmio gestito: non solo Mifid II”, incentrata sulle conseguenze della normativa entrata in vigore da più di un anno. Presenti anche Duccio Marconi (CheBanca!) e Adriano Nelli (PIMCO).

I cambiamenti degli ultimi anni

Quali sono i cambiamenti che stanno veramente facendo la differenza nei modelli di business? Primanni ha risposto:

Adesso ne abbiamo uno che è veramente devastante, che è quello che chiamiamo ‘0 interest economy’. Le curve dei tassi di interesse sulla asset class obbligazionaria cominciano ad emergere dal negativo tra i 7 e gli 8 anni per il BTP Italia e se prendiamo ad esempio il Bund tedesco arriviamo fino ai 15 anni e siamo sempre in territorio negativo. Questa per l’industria del risparmio gestito è una problematica piuttosto rilevante perché diventa molto difficile fare consulenza al cliente sull’orizzonte temporale di breve termine.

Io direi che già dai 12 ai 24 mesi diventa veramente complicato darsi degli obiettivi e trovare delle soluzioni per raggiungere questi obiettivi. Su 36 mesi si può fare qualche ragionamento, ma già anche lì siamo ancora in difficoltà. Peraltro il tema della ‘0 interest economy’ è un tema che ci porteremo avanti per parecchio tempo, non va visto come una situazione contingente, perché basta fare il confronto tra quella che è la dimensione del PIL mondiale e quella che è la dimensione dei mercati finanziari globali e si capisce in maniera evidente che oramai il denaro è abbastanza diventato una commodity. Questo obbligherà, secondo me, chi si occupa di risparmio gestito e quindi le reti e gli asset manager a rivedere i modelli di valutazione dell’adeguatezza dei clienti e i modelli di pianificazione sul breve termine, e quindi a rivedere i propri modelli di consulenza.

Un altro cambiamento viene dalla Tecnologia

“Alcuni studi che mi sento molto di suffragare hanno dimostrato che la rivoluzione tecnologica ha generato il fenomeno della disintermediazione della banca, cioè le funzioni tipiche della banca, di diversificazione del rischio, di gestione dei sistemi di pagamento e così via, attraverso lo sviluppo tecnologico, perdono di valore.

La banca che viene disintermediata sulle sue funzioni tradizionali trova una soluzione per poter stare in piedi nell’industria dell’asset management. Ed ecco allora che noi vediamo che oggi nel mondo bancario, cioè vediamo che i bancari cominciano a differenziare il loro posizionamento: gestiscono una banca tradizionale su scala internazionale perché farlo in un unico paese non dà più capacità di governare un conto economico. Oppure diventano una wealth management company, cioè diventano una banca che si focalizza molto sul settore del wealth management. Questo aumenterà, e di molto, la competizione nel wealth management tra le banche che sceglieranno questo posizionamento e le reti. E questo è un altro fenomeno che, secondo me, per il futuro determinerà un’evoluzione del mercato”.

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