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Maurizio Primanni su We Wealth: “Ecco come l’innovazione tecnologica può trasformare reti, banche private e asset manager”

Pubblicato il 17 Febbraio 2020 alle 11:23

Maurizio Primanni è sul numero di febbraio del numero di We Wealth di febbraio 2020

Non più solo un’opportunità, qualcosa di “vice to have”, ma un obbligo ineludibile: è la visione della digitalizzazione nel settore della consulenza finanziaria e del wealth management per Maurizio Primanni, presidente di Excellence Consulting, tra i relatori all’evento “Digital Investment Management”, organizzato da The Innovation Group a Milano, in calendario il 27 febbraio.

“È finita da tempo l’epoca in cui il ruolo del consulente finanziario si limitava a selezionare le asset class per comporre un portafoglio di investimenti di cui monitorare l’andamento nel tempo”, afferma Primanni, “Questa parte di attività tecnica è sempre più delegata alla tecnologia per gli indubbi vantaggi in termini di capacità di analizzare grandi quantità di dati in poco tempo. Per una digitalizzazione dei modelli di consulenza di successo è necessario, però, che resti saldamente in capo al consulente la parte relazionale con il cliente: l’analisi dei bisogni e degli stati di animo di chi investe, che non potrà essere fatta mai in toto da un’intelligenza artificiale. Guardando alle reti di distribuzione, questo modello di business può dirsi acquisito, con vantaggi competitivi e ritmo di innovazione per tutta la filiera. Per le realtà di private banking e per le banche commerciali, che intendono recuperare i lunghi anni di crisi del settore creditizio, il processo è partito dopo e sovverte il paradigma del passato: lo sviluppo di competenze tecnologiche all’interno dell’organizzazione bancaria (sulla base della logica della riservatezza dei dati e della confidenzialità) non è più adeguato alle attuali esigenze di mercato, né per i costi né per i tempi. Il rapporto tra banche e società di fintech, a questo punto, diventa quasi simbiotico e porta ad una crescente integrazione tra le due realtà: serve alle banche per rispondere più velocemente alla richiesta di elevati livelli di servizio funzionalità e usability da parte della clientela – spiega il manager – e alle società che puntano sulle tecnologie per raggiungere quel bacino di clientela a cui non arriverebbero così velocemente da sole”.

La richiesta di servizi sofisticati? Destinata ad aumentare
Maurizio Primanni è convinto che anche nel settore del wealth management la richiesta di servizi sofisticati sia destinata ad aumentare, con conseguente investimento nelle nuove tecnologie per modelli predittivi, di simulazione di investimenti. “È una delle conseguenze del trasferimento di ricchezza alle nuove generazioni che apprezzano già i vantaggi della digitalizzazione e richiedono livelli di servizio sempre più elevati. Per i responsabili di wealth management le valutazioni in questo ambito sono ancora più critiche: gli errori nella gestione di patrimoni rilevanti si pagano di più rispetto a quelli di gestione di portafogli più limitati e più facilmente sostituibili. Un altro aspetto da non trascurare è quello della sostenibilità degli investimenti. L’asset management, infatti, ha anche la grande responsabilità di selezionare e puntare sulle imprese che meglio interpretano il loro ruolo a livello sociale e ambientale. Anche in questo campo la tecnologia è una strada obbligata da diversi punti di vista: sia per fare convergere i rating delle varie piattaforme esistenti per valutazioni in ambito Esg (environment, social, governance), sia per fornire al cliente finale gli strumenti per comprendere l’impatto delle sue scelte di investimento. Infine anche la proposta di investimenti alternativi, derivante da un momento di mercato in cui i tassi sono bassi o negativi e la ricerca di rendimenti sempre più impegnativa, sarà un acceleratore degli investimenti in digitalizzazione”.

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