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Tutti i numeri della presenza femminile nelle banche-reti. Che è destinata ad aumentare.

Pubblicato il 12 Luglio 2021 alle 12:05

Di Maurizio Primanni — CEO di Excellence

La presenza femminile nelle reti dei consulenti finanziari italiani è un fenomeno recente ma in crescita significativa. Il tema dell’accesso delle donne alle professioni è sentito da tempo. Si pensi alla ormai storica legge 12 luglio 2011, n. 120 (cosiddetta legge Golfo-Mosca), che ha introdotto obblighi di equilibrio di genere ai vertici e nei cda delle società controllate dalla PA o in quelle quotate, e a tutti i provvedimenti che ne sono conseguiti. Una più ampia partecipazione delle donne nei processi decisionali è uno degli obiettivi della Strategia della Commissione europea sulla parità di genere 2020-2025.

La carica delle under 40
Secondo una stima condotta dalla nostra società sui consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede iscritti all’Albo Ocf all’8 aprile 2021, dei circa 52mila consulenti censiti, le donne sono circa 11.900, il 23% del totale, mentre tra gli under 40, la percentuale sale al 30%. Il che significa che l’accesso di queste ultime sta aumentando. Nel dettaglio tra i primi 20 intermediari per numerosità, questa la classifica della presenza femminile tra gli iscritti all’Albo: Intesa Sanpaolo (49%), UniCredit (42%), Intesa Sanpaolo Private Banking (34%), Monte dei Paschi di Siena (27%), Che Banca! (23%), Bnl Bnp Paribas (21%), Fideuram (20%), Mediolanum (20%), Azimut (20%), Deutsche Bank (20%), Banca Generali (19%), Banca Wibida (19%), Fineco (18%), Allianz Bank (18%), Banca Euromobiliare (18%), Credito Emiliano (17%), Banca Sella (17%), IWBank (15%), Bper (15%), Banca Reale (14%). Così la graduatoria degli under 40: Intesa Sanpaolo (43%), UniCredit (40%), Intesa Sanpaolo Private Banking (37%), Banca Reale (37%), CheBanca! (35%), Fideuram (30%), Banca Generali (30%), Bnl Bnp Paribas (27%), Mediolanum (26%), Allianz (26%), Azimut (25%), Banca Euromobiliare (25%), Credito Emiliano (24%), FinecoBank (22%), Deutsche Bank (22%), Banca Wibida (21%), Banca Sella (18%), Bper (17%), Monte dei Paschi di Siena (16%), IWBank (11%). In particolare, sono da sottolineare i significativi passi in avanti di Fideuram e Banca Generali e quello indietro di Mps.

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Modello e tendenza Usa
Se guardiamo al documento “La partecipazione femminile negli organi di amministrazione e controllo delle società italiane” del Dipartimento per le Pari Opportunità di Banca d`Italia e Consob, la quota delle donne negli organi di amministrazione, dal 2011 al 2019 passa dal 6,4% al 16,6% nelle banche, dal 7,4% al 36,5% nel caso delle società quotate: sembrerebbe quindi che il settore bancario abbia più difficoltà ad aumentare le proprie quote rosa rispetto ad altre industrie. In questo senso i dati della nostra indagine citata sopra, le donne sono il 23% del totale dei consulenti e il 30% tra gli under 40, indica che il settore dei consulenti finanziari nel nostro Paese è in una situazione piuttosto positiva rispetto al sistema bancario nel suo complesso, anche se c’è ancora strada da percorrere. Ciò in generale potrebbe spiegarsi con un certo ritardo storico e culturale che ha fatto percepire le professioni finanziarie più maschili che femminili. Facendo infatti un confronto con il mercato Usa, che quasi sempre anticipa quanto accade da noi, c’è da attendersi per il futuro anche nel nostro Paese un significativo incremento della quota di consulenti finanziarie donne.

Questo consentirebbe anche di allineare l’offerta alle evoluzioni della domanda, dove si prevede che le donne controlleranno quote sempre più significative della ricchezza finanziaria: negli Stati Uniti più di un terzo della ricchezza, oltre dieci trilioni di dollari, è già gestita dalle donne ed entro il 2030 la quota dovrebbe salire a oltre 30 trilioni di dollari. A parere del rapporto “Diversity & Inclusion in Financial Advice 2020” condotta da IN Research per l’American College of Financial Services, il 72% delle società di consulenza statunitensi ha donne in ruoli di consulenza e il 66% in quelli di tipo dirigenziale.

Altre ragioni ci spingono a credere che assisteremo a un’ulteriore crescita femminile nella professione del consulente finanziario. Questa, che si sviluppa sul campo ed è a remunerazione variabile, si disegna perfettamente su una donna, che voglia flessibilmente dedicare parte del suo tempo ad altre esigenze personali, tipo quelle familiari.
Come abbiamo visto, normative ad hoc ce ne sono state tante, ma più che azione di affirmative action, servono, a nostro parere, percorsi personalizzati di inserimento specifici per le donne, a tutto vantaggio delle medesime e delle stesse banche. Nella nostra esperienza, per esempio, la capacità empatica spesso presente nelle donne contribuisce a migliorare la relazione col cliente per conseguire quella consulenza olistica che risponde alle esigenze d’investimento del cliente e della sua famiglia.

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di luglio 2021 del mensile Bluerating

 

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